Varicella in gravidanza

Varicella in gravidanza: meglio vaccinarsi per tempo

Molte donne sottovalutano la pericolosità della varicella in gravidanza, nonostante nel 25-30% dei casi sia mortale per il bambino
Conservazione cordone ombelicale - GuidaDi: Redazione

Il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019 ha messo a disposizione gratuitamente il vaccino contro la varicella. Il piano si applica anche ad altre malattie infettive infantili, come il morbillo, la parotite e la rosolia. In molti si chiedono però se valga la pena vaccinare contro malattie considerate innocue. Considerata la pericolosità della varicella in gravidanza, la risposta è sì.

Molte regioni stanno spingendo soprattutto il vaccino contro il morbillo e la rosolia, malattie notoriamente pericolose. In effetti la varicella è una malattia poco grave, nonostante sia molto contagiosa. La causa è il virus Herpes Zoster, trasmissibile mediante contatto diretto con lesioni sulla pelle e saliva. Provoca malessere generale, una lieve febbre, bollicine che degenerano in pustole e croste. Dopo la guarigione il virus si disattiva, riattivandosi in caso di difese immunitarie basse e provocando il Fuoco di Sant’Antonio.

Nei bambini la malattia è innocua in quasi in tutti i casi. Solo nel 4% dei casi provoca delle complicazioni, in gran parte lievi e legate alle infezioni batteriche delle pustole. In casi più rari, la varicella provoca polmonite, meningite ed encefalite che si risolvono comunque senza problemi. Il pericolo reale riguarda la varicella in gravidanza: tra la fine della gestazione e il parto, la mamma può trasmettere la malattia al bambino. Se ciò accade, c’è il 25-30% di possibilità che il contagio sia mortale per il piccolo.

Le vaccinazioni sono sempre importanti, in quanto consentono di proteggere i soggetti più deboli ed esposti alle infezioni. Il vaccino contro la varicella è però importante soprattutto per le bambine, dato che scongiura il rischio di ammalarsi in gravidanza. Per questo motivo è consigliabile anche per le donne adulte in età fertile e intenzionate ad avere figli.

Chi non ha contratto l’infezione da bambina, può controllare con un esame del sangue se sono già presenti degli anticorpi. Se risulta esposta al rischio di infezione, è importante che si accerti di non essere incinta. Il vaccino è infatti dannoso per il feto. Sempre per questo motivo, è essenziale evitare il concepimento per i tre mesi successivi alla vaccinazione.

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