Staminali cordonali, la ricerca va avanti

Staminali cordonali scoperte nel 1978, ma la ricerca continua

Le staminali cordonali sono state scoperte, per la prima volta, nel 1978. Da quel momento in poi, la ricerca scientifica ha fatto numerosi passi in avanti grazie allo studio di queste cellule, scoprendo le loro potenzialità e individuando in esse buone probabilità di trattamento di molte malattie. Vediamo alcuni punti importanti.

Conservazione cordone ombelicale - GuidaDi: Redazione

La storia delle staminali cordonali non è molto antica: infatti, queste importanti risorse del nostro organismo sono state individuate, per la prima volta, nel 1978.

Da quel momento in poi, ricercatori e scienziati si sono impegnati per conoscere sempre più a fondo le potenzialità di queste cellule che, ad oggi, rappresentano una vera e propria risorsa per la salute delle persone. Basti pensare che un paziente ammalato di linfoma – un tumore a carico del sistema linfatico – può ricevere il trattamento a base di cellule staminali cordonali, con buona efficacia del trapianto. Ma non solo: la ricerca sta facendo anche numerosi passi in avanti per testare le potenzialità di queste cellule e la loro efficacia anche per il trattamento di altre malattie.

Il Ministero della Salute ha determinato, nel Decreto Ministeriale del 18 novembre 2009, una lista di 80 patologie per le quali è previsto il trapianto di cellule staminali cordonali come trattamento di documentata efficacia.

Il primo trapianto di successo di staminali cordonali – ovvero di cellule staminali ematopoietiche ottenute dal sangue del cordone ombelicale –  è avvenuto dieci anni dopo la scoperta di queste cellule, nel 1988. Grazie ai risultati di questo trapianto ed ai numerosi studi che sono seguiti ad esso, oggi si parla di circa 30mila trapianti avvenuti nel corso di questi anni, suddivisi tra bambini e adulti.

E la ricerca non si arresta, anzi: ad oggi si contano circa 190 sperimentazioni cliniche in corso sull’utilizzo delle cellule staminali cordonali per il trattamento di molte patologie, non solo quelle più gravi, ma anche diabete e disordini metabolici.

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