Sangue del cordone ombelicale contro i tumori

Il sangue del cordone ombelicale uccide il cancro alle ovaie?

I linfociti NK ricavati dal sangue del cordone ombelicale hanno una marcia in più contro le cellule tumorali? Secondo uno studio sì e questo apre nuove possibilità terapeutiche
Conservazione cordone ombelicale - GuidaDi: Redazione

Un team del Centro medico dell’Università Radboud ha testato gli effetti del sangue cordonale sul cancro alle ovaie. Ha così identificato i benefici di una proteina ricavabile dal sangue del cordone ombelicale contro il carcinoma ovarico. Se confermata, la scoperta potrebbe far fare un grosso masso in avanti alle immunoterapie attualmente usate.

I ricercatori hanno ricavato il sangue del cordone ombelicale da alcune mamme volontarie. L’hanno quindi usato per isolare l’antigene CD34+, una proteina espressa dalle cellule staminali ematopoietiche e di cui si sa poco. Hanno crioconservato parte del materiale. Hanno usato il resto per generare linfociti NK, importanti nella rilevazione e distruzione delle cellule tumorali. La coltura è durata 6 settimane, al termine delle quali è partita la seconda fase dello studio.

Gli autori hanno valutato la potenza dei linfociti NK ricavati dal sangue del cordone ombelicale sia in vivo che in vitro. Hanno impiantato cellule tumorali umane dentro una cavia, così da creare un modello in vivo della malattia. Dopodiché hanno somministrato i linfociti NK e ne hanno monitorato le reazioni.

I linfociti trapiantati si sono spostati autonomamente verso il luogo del tumore. Arrivate qui, si sono infiltrate all’interno degli sferoidi tumorali. Nelle prime 8 ore circa il 30% dei linfociti è riuscito a raggiungere il carcinoma e a colonizzarlo. Una volta penetrati nel tumore, i linfociti NK hanno attaccato le cellule tumorali, determinando una robusta riduzione della massa.

La scoperta prova la funzionalità dei linfociti NK ricavati dalle cellule staminali del cordone. Queste cellule sono in grado di distruggere il carcinoma ovarico sia in vitro che in vivo. Il prossimo passo sarà provare l’efficacia del trattamento anche sull’essere umano.

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