Rischi della IVF

Si possono ridurre i rischi della IVF con i fluidi dell’utero

Usare i fluidi dell’utero insieme ai normali liquidi di coltura riduce i rischi della IVF. Gli embrioni così concepiti hanno meno anomalie epigenetiche

Conservazione cordone ombelicale - GuidaDi: Redazione

Nonostante i tanti successi della fecondazione assistita, molti ricercatori puntano il dito contro i rischi della IVF. Pare che i bambini nati in questo modo abbiano un rischio leggermente maggiore di incorrere in patologie genetiche o congenite. La causa potrebbe stare in alcune differenze a livello epigenetico.

Le differenze epigenetiche

L’epigenetica influenza il modo in cui i geni si attivano e si disattivano, determinando anche allergie e patologie. Le differenze epigenetiche derivano di solito da fattori esterni, come l’alimentazione materna o l’assunzione di farmaci.

Gli embrioni concepiti con la IVF e quelli concepiti naturalmente sono un poco diversi a livello epigenetico. È ancora poco chiaro come e se questo influenzi la salute dei bambini. Si sa che alcuni dei geni interessati sono associati a rischio di tumore e di altre patologie. Quale potrebbe essere la causa di questo?

Ciò che distingue i due tipi di embrioni è soprattutto il processo di concepimento e il luogo nel quale avviene. Secondo i ricercatori dell’Università di Murcia, i fluidi del tratto riproduttivo femminile influenzerebbero lo sviluppo embrionale.

Alcuni studi su modelli animale supportano l’idea. Gli studiosi hanno quindi deciso di riprodurre in vitro le condizioni del ventre materno. In questo modo vorrebbero ridurre i rischi della IVF per l’embrione, minimizzando i cambiamenti epigenetici.

Un utero in vitro

I ricercatori stanno lanciando uno studio pilota sugli esseri umani. Coltiveranno ovuli umani in vetrini contenenti fluidi del tratto riproduttivo. Dopodiché verificheranno se gli embrioni ottenuti in questo modo sono più sani della media.

I liquidi di coltura degli embrioni usati nella IVF mirano già a riprodurre i fluidi materni. Contengono vitamine, zuccheri, sali e proteine che aiutano l’embrione a svilupparsi. Ciononostante, l’imitazione riesce ad essere solo parziale. Ecco perché i ricercatori spagnoli hanno deciso di risolvere il problema alla radice, usando direttamente i fluidi materni.

Lo studio preliminare

Lo studio preliminare ha comparato l’espressione genica di tre gruppi di embrioni di maiale: il primo ottenuto con l’inseminazione artificiale; il secondo ottenuto con la IVF, in un liquido di coltura tradizionale; il terzo ottenuto usando liquido di coltura tradizionale mischiato con fluido oviduttale.

Gli embrioni del terzo gruppo sono risultati i più simili agli embrioni concepiti naturalmente. La scoperta è molto promettente, ma per ulteriori conferme sarà necessaria la sperimentazione umana.

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