Farmaco contro rigetto cellule staminali

Farmaco contro l’artrite previene il rigetto di cellule staminali

Il baricitinib potrebbe ridurre il rischio di rigetto nei casi di trapianto di cellule staminali. Pare inoltre massimizzare l’efficacia dei trattamenti

Conservazione cordone ombelicale - GuidaDi: Redazione

Un farmaco contro l’artrite in via di sperimentazione potrebbe prevenire i casi di rigetto nel trapianto di cellule staminali. La scoperta arriva dai ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis. I primi studi sui modelli animali hanno mostrato una netta riduzione dei casi di malattia del trapianto contro l’ospite.

Le insidie della malattia del trapianto contro l’ospite

Le cellule staminali del cordone ombelicale sono una sorta di assicurazione sulla vita. Qualora fosse necessario un trapianto, il bambino avrà subito a disposizione cellule staminali compatibili. Un vantaggio non da poco: quasi la metà di coloro che ricevono le cellule di un donatore soffrono infatti di malattia del trapianto contro l’ospite.

La malattia del trapianto contro l’ospite può avere diversi livelli. In alcuni casi risulta solo debilitante. In altri dura mesi o anni, provocando complicazioni anche molto gravi. Talvolta porta addirittura alla morte del paziente. Per il momento non esiste una cura efficace.

Dall’artrite alle cellule staminali

Il team di ricerca aveva già identificato il ruolo di una molecola chiamata JAK1/2 nell’attivazione delle cellule immunitarie. Nel nuovo studio, gli stessi ricercatori hanno sperimentato gli effetti della molecola contro la malattia da trapianto. Si sono concentrati su due farmaci che la inibiscono, ruxolitinib and baricitinib, usati di solito contro l’artrite reumatoide.

In particolare, baricitinib ha fatto di più che ridurre il rischio di malattia da trapianto contro l’ospite. Il farmaco ha addirittura stimolato l’attività dei linfociti T trapiantati contro le cellule tumorali. Il farmaco contro l’artrite pare quindi massimizzare l’efficacia del trapianto di cellule staminali contro i cancri del sangue. Non è ancora del tutto chiaro come sia possibile.

Una possibile spiegazione

Secondo i ricercatori, è possibile che il farmaco riduca le difese immunitarie delle cellule tumorali. In questo modo le cellule anomale sono più vulnerabili all’attacco dei linfociti T del donatore. Allo stesso tempo, il farmaco tiene lontani i linfociti dagli organi più vulnerabili ed evita la malattia da trapianto.

Per il momento il farmaco è stato sperimentato solo sulle cavie. I topi così trattati hanno avuto una percentuale molto più alta di guarigione, il che apre le porte a un possibile nuovo trattamento.

Fonte: wustl.edu

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