Midollo spinale in vitro

Creare midollo spinale in vitro con le cellule staminali

Parte un progetto per creare midollo spinale in vitro a partire da stampi di cellule staminali. La tecnologia potrebbe rivoluzionare il campo delle terapie personalizzate
Conservazione cordone ombelicale - GuidaDi: Redazione

Un team del Wisconsin Institute for Discovery sta usando le cellule staminali per creare un modello in vitro di midollo spinale. Il progetto durerà 5 anni. In questo periodo, i ricercatori svilupperanno una tecnologia per ottenere un tubo neurale, il predecessore del midollo spinale. Ciò faciliterà lo studio delle malattie che colpiscono la zona e la ricerca sui nuovi farmaci per ripararne le lesioni.

Il team ha sviluppato degli stampi solubili in acqua, da inserire dentro una sostanza gelatinosa. Al loro interno andranno delle cellule staminali neurali umane, affinché formino una rete simile a un tubo neurale. In un secondo momento aggiungeranno molecole di segnalazione, dosate in modo da stimolare la conversione delle staminali in diversi tipi di neuroni. L’ultima fase è anche la più difficile: spingere le cellule specializzate a connettersi tra loro. Solo così sarà possibile formare i circuiti elettrici che permettono al midollo spinale di funzionare.

Una volta compreso come creare midollo spinale in vitro, sarebbe relativamente facile riprodurre anche vari tipi di sviluppo anomalo. In questo modo gli scienziati avrebbero dei modelli per una vasta gamma di patologie del midollo spinale. Inoltre, lo stesso processo sarebbe utile anche nel campo delle terapie personalizzate. Usando le cellule staminali di un paziente specifico, si avrebbe infatti un modello di midollo spinale dotato di un particolare background genetico. Ciò consentirebbe di testare i trattamenti possibili prima di passare alla fase clinica e di applicare solo quelli più efficaci e sicuri.

Esistono molti trattamenti per la riparazione del midollo spinale in corso di sviluppo. Alcuni di questi sono risultati efficaci sulle cavie ma non sull’uomo. Per quanto l’uso di modelli animali sia in molti casi ancora inevitabile, mostra talvolta i suoi inevitabili limiti. Lo studio in questione mira quindi a creare dei modelli più vicini all’organismo umano, che facilitino i test sui nuovi farmaci.

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