Vitamina D e fecondazione assistita

Fecondazione assistita: la vitamina D aiuta

La carenza di vitamina D potrebbe essere collegata a un minore tasso di successo delle tecniche di fecondazione assistita. Saranno però necessari ulteriori studi

Conservazione cordone ombelicale - GuidaDi: Redazione

Una ricerca guidata dal dottor Justin Chu dell’Università di Birmingham mostra un legame tra deficit di vitamina D in gravidanza e minore tasso di successo delle tecniche di fecondazione assistita.

Più vitamina D NON è meglio

Secondo lo studio, le donne con meno vitamina D hanno anche meno possibilità di dare alla luce un bambino vivo. Ciò non significa che gli integratori di vitamina D aumentano le chance di rimanere incinta. Piuttosto, lo studio punta il dito contro la mancanza di vitamine, che potrebbe pregiudicare il successo della fecondazione assistita.

Prima di correre a comprare integratori, è meglio consultarsi con il proprio medico. Sono infatti ancora poco chiari i possibili effetti collaterali di un’overdose di vitamina D. Dovrà essere il ginecologo a prescrivere eventuali integratori alimentari, nel caso in cui le analisi ne dimostrassero la necessità.

Lo studio

I ricercatori hanno analizzato i dati provenienti da 11 studi precedenti, che hanno coinvolto 2.700 donne sottopostesi a fecondazione assistita. Le tecniche analizzate comprendevano la fecondazione in vitro (IVF), l’iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI) e il trasferimento di embrioni congelati. In tutti i casi analizzati, i medici avevano controllato i livelli di vitamina D delle pazienti.

Dai dati è emerso che le donne che avevano livelli di vitamina D nella media avevano 1/3 di possibilità in più di partorire un bambino vivo. Ciononostante, non è stato trovato nessun collegamento netto tra deficit di vitamina D e aborto spontaneo.

Un problema comune

Il deficit di vitamina D è un problema comune, che interessa non solo le donne che si sottopongono a fecondazione assistita. Solo il 26% delle donne analizzate aveva livelli di vitamina D sufficienti; il 35% aveva livelli bassi; il 45% aveva livelli insufficienti.

La fonte principale della vitamina è la luce solare, che scarseggia in inverno o quando si lavora molto al chiuso. In caso di bisogno, si può ovviare al problema con l’alimentazione: pesce, carne rossa, tuorli d’uovo e fegato contengono molta vitamina D.

Fonte: birmingham.ac.uk

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