Distrofia muscolare e cellule staminali: un passo avanti della ricerca

Controllare la quantità di ossigeno a cui sono esposte le cellule staminali può aumentare significativamente l’efficacia di una procedura destinata a combattere una forma di distrofia muscolare spesso fatale, secondo una ricerca della Purdue University.

Una mutazione genetica nei pazienti con distrofia muscolare di Duchenne provoca un danneggiamento costante dei muscoli e graduale riduzione delle cellule staminali che sono responsabili della riparazione dei danni ai muscoli, con conseguente atrofia muscolare progressiva. Una cellula staminale sana tende a duplicarsi, in uno schema regolare che crea una copia di se stessa che continua a funzionare come una cellula staminale e una cellula differenziata, che svolge una funzione specifica. In una persona sana, un muscolo strappato o danneggiato potrebbe essere riparato attraverso questo processo.

Impiantare cellule staminali sane per combattere il deperimento del tessuto muscolare si è dimostrata una tattica promettente contro la distrofia muscolare e altre malattie neurodegenerative, ma sono poche le cellule staminali impiantate che sopravvivono alla procedura. I ricercatori Shihuan Kuang e Weiyi Liu della Purdue University hanno dimostrato su modello murino che la sopravvivenza delle cellule staminali impiantate potrebbe essere aumentata fino a quintuplicarsi se le cellule vengono coltivate in un ambiente che riproduce livelli di ossigeno simili a quelli trovati nei muscoli umani.

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“Le cellule staminali sopravvivono in un microambiente all’interno del corpo umano che ha bassi livelli di ossigeno” spiega Kuang “Ma quando le cellule vengono coltivate in vitro i livelli di ossigeno sono normalmente molto più alti. Abbiamo voluto vedere se diminuendo la quantità di ossigeno fosse possibile imitare quel microambiente e abbiamo notato che grazie a questo accorgimento un maggior numero di cellule staminali è sopravvissuto al trapianto.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Development promette di aumentare l’efficacia delle terapie basate sull’impiego di cellule staminali per il trattamento della distrofia muscolare di Duchenne, che colpisce circa uno bambino su 3.500 a partire dai 3-5 anni. Una malattia che costringe sulla sedia a rotelle entro i vent’anni e che è spesso fatale poiché deteriore anche i muscoli che controllano la respirazione.

Fonte immagine: kaibara87 – Umberto Salvagnin – Flickr.com

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