Diagnosi di infertilità: quale iter diagnostico affrontare

Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale di Sanità, l’infertilità è l’assenza di concepimento dopo un periodo di rapporti mirati non protetti, superiore ai 12 mesi. Ma qual è l’iter diagnostico per accertare la condizione di infertilità nell’uomo e nella donna? Ecco alcune informazioni sulla diagnosi di infertilità.

Conservazione cordone ombelicale - GuidaDi: Redazione

Avere una diagnosi di infertilità significa avere la certezza di essere infertile: generalmente, la paura di non poter avere figli in maniera naturale e spontanea – ovvero senza l’aiuto della fecondazione assistita – arriva quando, dopo tanti tentativi, la donna non riesce a rimanere incinta.

Secondo la definizione che giunge dall’Organizzazione Mondiale di Sanità, si è infertili quando non si riesce a concepire dopo un periodo di rapporti mirati non protetti, che va dai 12 ai 24 mesi. Se, dopo un periodo relativamente lungo, nonostante i rapporti mirati non protetti, non si riesce a concepire, è il caso di contattare il proprio medico di fiducia, che sulla base delle valutazioni cliniche e individuali, saprà definire un primo iter diagnostico.

È importante dire che talvolta l’infertilità non è una questione definitiva: per situazioni variabili, come ad esempio periodi di crisi, assunzione di farmaci, o altri problemi, la coppa si può ritrovare a dover affrontare problemi di infertilità, ma riuscire a superarli con adeguati trattamenti.

Ma qual è l’iter diagnostico che serve ad accertare l’infertilità?

Per l’uomo, sono consigliati i seguenti esami:

  1. Spermiogramma: questo tipo di esame è in grado di stabilire il numero di spermatozoi nell’uomo, definendo, per esempio, una situazione di oligospermia o di astenospermia moderata o severa.
  2. Visita andrologica: è una visita che viene effettuata da un andrologo, il quale può stabilire l’esigenza di una ecografia scrotale ed eventuali dosaggi ormonali.

Per la donna, invece, si richiedono in genere:

  1. Ecografia ginecologica: questo esame va eseguito entro la prima settimana dall’inizio delle mestruazioni, quando è possibile evidenziare la presenza di difetti morfologici della cavità.
  2. Dosaggi ormonali: si ricerca in particolare il fattore AMH, ovvero l’ormone antimulleriano, in qualunque giorno del ciclo. Tra la seconda e la terza giornata del ciclo, si cerca il valore FSH, e dopo il ventunesimo giorno, estradiolo e progesterone.
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi unirti alla discussione?
Sentiti libero di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Calcola e digita il valore numerico *