Conservazione del cordone ombelicale

Conservazione del cordone ombelicale: un’arma contro l’autismo?

La conservazione del cordone ombelicale potrebbe aiutare tanti genitori e bambini nella lotta contro l’autismo. Una terapia a base di cellule staminali è in fase di sviluppo
Conservazione cordone ombelicale - GuidaDi: Redazione

I ricercatori del Duke University Medical Center stanno testando un nuovo trattamento contro l’autismo. Nello specifico, stanno valutando l’efficacia del trapianto di cellule staminali del cordone ombelicale, sia autologhe e allogeniche. La fase 1 ha decretato la sicurezza della procedura, aprendo quindi le porte a una fase 2. I primi risultati riportano un miglioramento nei soggetti a 6 mesi dal trapianto di cellule staminali. Serviranno come base per determinare l’effettiva azione del trattamento ed eventualmente introdurne l’uso su ampia scala.

La diagnostica delle malattie comportamentali è molto migliorata negli ultimi anni. Ciò ha portato allo sviluppo di nuove terapie comportamentali precoci, particolarmente efficaci sui bambini affetti da disordini dello spettro autistico. Una vera e propria cura è un sogno ancora molto lontano, che però ricercatori della Duke University hanno reso un poco più vicino.

Secondo gli autori dello studio, il sangue del cordone ombelicale può alleviare i sintomi dell’autismo. Le cellule staminali cordonali hanno infatti proprietà antinfiammatorie, in grado di modulare anche i processi infiammatori cerebrali. Per il momento hanno condotto la fase 1 del trial, finalizzata a verificare la sicurezza e la fattibilità del trapianto autologo di sangue cordonale.

Il trial ha coinvolto 25 bambini tra i 2 e i 6 anni, tutti con una diagnosi confermata di disordini dello spettro autistico. I ricercatori hanno infuso le cellule staminali endovena, dopodiché hanno seguito i piccoli pazienti per 12 mesi. In questo lasso di tempo hanno sia valutato la presenza di eventuali effetti avversi, sia effettuato test comportamentali e funzionali. Questi sono stati confrontati con i risultati di test analoghi effettuati prima del trapianto.

Le osservazioni non hanno rivelato effetti collaterali ricollegabili al trapianto. I test hanno invece rivelato un miglioramento nella comunicazione sociale e nel comportamento generale dei bambini. I piccoli si sono dimostrati più reattivi agli stimoli esterni e in grado di comprendere meglio il linguaggio non verbale.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi unirti alla discussione?
Sentiti libero di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Calcola e digita il valore numerico *