Conservazione cordone ombelicale: staminali contro distrofia muscolare

Cellule staminali: progressi nella lotta alla distrofia muscolare

Ricercatori dell’Ifom (Istituto Firc di oncologia molecolare) e del San Raffaele di Milano sono riusciti a fare un passo avanti nella lotta alla distrofia muscolare, grazie a uno studio sulle cellule staminali che sta ottenendo risultati incoraggianti.

Conservazione cordone ombelicale - GuidaDi: Redazione

La distrofia muscolare è una patologia di origine genetica che giorno dopo giorno conduce a una degenerazione dei muscoli scheletrici, alla totale immobilità e alla morte. La più nota forma di questa malattia è la distrofia muscolare di Duchenne, che colpisce un bambino maschio su 3500.

Una speranza nella lotta a questa malattia sembra ora arrivare da uno studio sull’impiego di cellule staminali, in grado di rigenerare i tessuti colpiti dalla distrofia muscolare. Sino ad oggi l’impiego di cellule staminali per il trattamento di questa patologia è stato ostacolato dal fatto che le staminali iniettate trovano delle barriere invalicabili costituite dalle pareti dei vasi sanguigni e non riescono quindi a raggiungere la loro meta, riducendo di molto la loro azione rigeneratrice.

I ricercatori dell’Ifom e dell’ospedale San Raffaele sono riusciti però a trovare il modo di aumentare il flusso di cellule staminali attraverso i vasi sanguigni, consentendo loro di arrivare ai tessuti per svolgere la loro azione rigeneratrice. Il team diricercatori è infatti riuscito ad individuare delle molecole nei tessuti che svolgono la funzione di regolazione dell’afflusso ai tessuti. Intervenendo su una particolare proteina che svolge questo compito è possibile consentire il passaggio di un maggior quantitativo di cellule staminali.

Test su modelli animali di distrofia muscolare hanno evidenziato l’efficacia del trapianto di cellule staminali con questo nuovo metodo e hanno fatto registrare miglioramenti notevoli dopo il trapianto di cellule staminali.

“Naturalmente siamo ancora lontani dalla prospettiva diuna sperimentazione clinica sull’uomo” precisa Elisabetta Dejana, dell’Ifom (Istituto Firc di oncologia molecolare) e dell’Università degli studi di Milano “ma i risultati ottenuti sinora sono incoraggianti. Inoltre, ci siamo resi conto che questo studio potrebbe essere utile anche nella ricerca contro le patologie tumorali. Agendo sulla stessa proteina, infatti, si potrebbe riuscire a bloccare la diffusione delle cellule cancerose tramite i vasi sanguigni”.

Lo studio è stato pubblicato dalla rivista scientifica Embo Molecular Medicine e la notizia è stata riportata dai maggiori quotidiani nazionali.

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