Trapianto autologo di cellule staminali impiegato nella terapia del diabete di tipo 1

Cellule staminali per la cura del diabete di tipo 1: successo della terapia sperimentale

Trapianto autologo di cellule staminali impiegato nella terapia del diabete di tipo 1

I ragazzi affetti dal diabete di tipo 1 potrebbero fare a meno delle iniezioni di insulina fino a un anno e mezzo: è quanto dimostrato da un piccolo studio sperimentale presentato in occasione del meeting annuale della American Diabetes Association e subito ripreso sulla rivista scientifica Diabetes Care.

Si tratta di una procedura non ancora standardizzata, uno studio sperimentale che però a dato buoni risultati. Lo studio a sperimentato su 28 teen ager affetti da diabete di tipo 1 una terapia basata sul trapianto autologo di staminali. Dei 28 pazienti trattati, quindici sono entrati in fase remissiva (fase remissiva è un termine che indica uno stato di quiescenza della malattia, durante il quale non si presenta alcun sintomo della patologia) ed hanno potuto fare a meno delle iniezioni di insulina fino a un anno e mezzo.

L’infusione di cellule staminali ematopoietiche è stata impiegata in sinergia con degli immunosoppressori. Nel diabete di tipo uno, infatti, il sistema immunitario attacca e distrugge le cellule produttrici di insulina. Il trattamento aveva quindi lo scopo di sopprimere le cellule immunitarie “distruttive” e rimpiazzarle con quelle prodotte a partire dalle cellule staminali infuse.

Otto ragazzi che hanno preso parte alla sperimentazione hanno potuto fare a meno di fonti esterne di insulina per due anni e un paziente ha potuto farne a meno per tre anni e mezzo. “Tutti i pazienti hanno giudicato il trattamento benefico, nonostante per alcuni si siano verificati degli effetti collaterali” spiega il capo progetto Weiqiong Gu del Ruijin Hospital di Shanghai. Le complicanze più comuni sono state nausea, febbre, bassa conta dei globuli bianchi, perdita di capelli. Gli effetti collaterali sono nella maggior parte dei casi scomparsi dopo qualche settimana dal trattamento, mentre nessuno dei pazienti ha mosrato effetti collaterali che si erano invece verificati nel corso di altri tipi di sperimentazioni, come infezioni, danni agli organi o problemi di infertilità. Una paziente ha invece dato alla luce un bambino sano a poco più di un anno di distanza. I paziente dovranno però essere mantenuti sotto osservazione per lungo tempo, per assicurarsi che non si presentino effetti collaterali a lungo termine.

Fonte immagine: Bradley Johnson – Flickr.com

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