Banca del cordone ombelicale: cos'è e come funziona

Banca cordone ombelicale: come è fatta e come funziona



Una volta effettuata la raccolta del campione di sangue cordonale in ospedale, al momento del parto (vedi Conservazione cordone ombelicale: come funziona), entra in gioco la biobanca. In questa sezione proveremo ad accompagnarvi in una visita virtuale all’interno di una banca del cordone ombelicale.

Nel giro di poche ore dalla raccolta, che viene effettuata grazie a un kit fornito dalla banca del cordone ombelicale che si occuperà della conservazione, il campione arriva alla biobanca, precisamente presso un laboratorio di ricezione: qui vengono effettuati i primi scrupolosi controlli sul campione raccolto. In questo reparto ci si accerta che il contenuto del kit sia completo, si misura la temperatura del campione raccolto e lo si prepara per le successive analisi, che avverranno nel laboratorio di ematologia. È qui che a seguito del prelievo di una piccola quantità del sangue cordonale raccolto vengono effettuati tutti i test necessari ad accertare la qualità del campione: conta delle cellule al microscopio, test infettivologici sulla porzione plasmatica del sangue cordonale (volti ad escludere patologie come l’epatite B e C), analisi del gruppo sanguigno. Per poter effettuare queste analisi viene separata grazie ad apposite centrifughe la porzione plasmatica del sangue (plasma), a minore densità, da quella con densità maggiore. Tutte le operazioni avvengono in un ambiente sterile, grazie a una strumentazione appositamente studiata. Il piano di lavoro, per esempio, è un banco da lavoro orizzontale a flusso d’aria laminare che consente il trattamento del campione senza alcun contatto diretto con l’operatore.

Banca cordone ombelicale - analisi su cellule staminali

Sulla piccola quantità di sangue cordonale, rappresentativa del campione raccolto, vengono poi effettuati test utili a determinarne la qualità: una simulazione di congelamento e scongelamento a seguito della quale si verificherà il numero di cellule staminali ancora vitali presenti.
Il campione passa poi in una stanza sterile dove viene prelevato dalla sacca ematica e trasferito alla sacca di crioconservazione e arriva infine alla stanza di crioconservazione, l’ultima tappa del suo viaggio. Qui il campione viene raffreddato attraverso una procedura computerizzata che lo porta in maniera graduale a raggiungere la temperatura di -145°C , un processo che richiede circa 70 minuti di tempo e che impiega azoto liquido, o sotto forma di gas, al termine del quale il campione di sangue cordonale può essere inserito, tramite un ascensore, nel container di crioconservazione dove resterà, a meno di una necessità del donatore o della sua famiglia, per almeno venti anni ad una temperatura di -196°C. Anche questi container sono alimentati con azoto liquido o gassoso e sono inoltre equipaggiati con sistemi di allarme in grado di segnalare qualsiasi variazione di temperatura al loro interno, che metterebbe in pericolo la buona conservazione dei campioni. I biocontainers inoltre sono spesso dotati di una seconda fonte di azoto che viene mantenuta pronta all’uso per intervenire in situazioni di emergenza quali guasti o black-out. I campioni al loro interno sono rigorosamente catalogati sulla base di un codice numerico che ne identifica la posizione e ne permette il riconoscimento.

banca cordone ombelicale - container conservazione

Tutte le procedure messe in atto dal momento della raccolta del campione fino all’arrivo e al definitivo alloggiamento presso la banca cordone ombelicale sono regolate dal Good Manufacturing Practice, la più importante certificazione internazionale che stabilisce le procedure necessarie al fine di massimizzare la qualità dei prodotti destinati ad un impiego clinico.